Pages Navigation Menu

Dal workshop annuale di T.E.R.N.I. Research emerge la necessità di una piattaforma di aggregazione e internazionalizzazione per l’industria verde italiana

  • Crescita dimensionale, export di know how ed expertise italiane all’estero e focus sul recupero delle risorse idriche a livello globale i megatrend del settore da trasformare in opportunità secondo il presidente del Gruppo, Stefano Neri
  • Presentata Italeaf, “startupper company” con Euro 15 milioni di capitale sociale che sostiene e supporta la creazione di imprese nel settore del cleantech, delle rinnovabili e della circular economy
  • Siglato accordo Italeaf-Vedogreen per attività di partnership a sostegno delle startup green italiane
  • Presentato lo studio sulla rigenerazione industriale del Polo Green di Nera Montoro realizzato dal Politecnico di Milano

Le nuove opportunità per l’industria verde italiana sono state al centro del workshop svoltosi questa mattina nella sede di Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte, promosso da T.E.R.N.I. Research, holding di partecipazione socio di maggioranza di TerniEnergia e di Italeaf. Giunto alla sua settima edizione, quest’anno il workshop, oltre agli interventi di Stefano Neri, presidente e amministratore delegato di TerniEnergia e di Itafeaf, dei consiglieri delegati di TerniEnergia Paolo Ricci e Fabrizio Venturi e del direttore dell’area ambientale Stefano Viali e del responsabile pianificazione Filippo Calisti, ha visto la partecipazione di Anna Lambiase, amministratore delegato di Vedogreen, di Federico Zacaglioni, responsabile dello sviluppo e della comunicazione di Italeaf, dei professori Roberto Spagnolo e Barbara Coppetti della Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano, e di Franco Gaudenti, managing partner di EnVent.

Gli interventi hanno trovato convergenza sul fatto che l’industria Green è il driver più potente per invertire il declino e innescare un processo di crescita per un nuovo Made in Italy ad alto contenuto di sostenibilità. Per questa ragione, ha sostenuto Stefano Neri, è necessaria una crescita dimensionale e qualitativa dell’industria verde italiana, anche per attrarre quei flussi finanziari necessari a sostenere lo sviluppo e a scongiurare che la recessione si trasformi in marginalizzazione dell’economia nazionale. E’ per questa ragione che TerniEnergia, ha sottolineato il presidente Neri, si candida a rappresentare una piattaforma di convergenza per l’aggregazione in un settore ancora troppo frammentato.

Nel suo intervento il presidente di TerniEnergia ha anche evidenziato la crescente tendenza all’internazionalizzazione. “Segnale evidente – ha detto – che l’industria italiana di settore nata negli ultimi anni ha le carte in regola per esportare expertise, know how e tecnologie”.
Tra le attività che, in termini di tendenza, potranno generare importanti sviluppi a livello globale anche per le aziende nazionali c’è sicuramente quello della gestione efficiente delle risorse idriche come riduzione degli sprechi e della depurazione delle acque. “La crescita della domanda di acqua – ha concluso Neri – rappresenta uno dei problemi più rilevanti per il futuro, data la crescita della domanda a livello globale e il calo della disponibilità. Una criticità che può trasformarsi in opportunità se la green industry italiana saprà rispondere con la ricerca, lo sviluppo di soluzioni innovative sostenibili, l’impiego delle migliori tecnologie in contesti di sviluppo e nei sud del mondo”.

“Il campione di aziende che operano nel settore “green” – ha chiarito Anna Lambiase, Amministratore Delegato di VedoGreen – ha registrato anche nel 2011 solidi fondamentali e marginalità in crescita, segnando un +19% nei ricavi rispetto a una media europea del +23% e un +18% in termini di Ebitda rispetto ad una media europea del 9%, con un livello di occupazione in crescita del 3% rispetto al 2010. Nel I semestre 2012, in un contesto normativo e finanziario meno favorevole, si registra un ridimensionamento del fatturato (-10%), pur mantenendo una significativa marginalità (Ebitda margin medio pari al 26%). Le 13 società green stanno operando un riposizionamento strategico del core business con forme di differenziazione dell’offerta e ottimizzazione della struttura produttiva. L’internazionalizzazione e l’efficienza energetica rappresentano il focus delle politiche di sviluppo annunciate nei nuovi piani industriali presentati nel 2012. Gli investitori istituzionali nel capitale delle società green quotate ammontano a 69, prevalentemente stranieri (61%) per un valore complessivo dell’investimento di 118 milioni di euro; francesi e americani i più attivi. Tra gli investitori più presenti si segnalano Eurizon, Sella Gestioni, Dimensional Fund, Bessemer, Allianz SE e Canada Pension Fund. I principali settori green su cui gli investitori concentrano le proprie decisioni di investimento sono rappresentati dalle energie rinnovabili, il risparmio energetico e la gestione dei rifiuti, mentre per il futuro si evidenziano importanti opportunità di sviluppo in altri settori tra cui eco-mobility, smart grids ed edilizia eco-sostenibile.”

Paolo Ricci, nell’intervento dedicato alle tendenze e novità del mondo energetico, ha evidenziato come la potenza installata cumulata degli impianti da fonti rinnovabili di qualsiasi natura ha raggiunto 565 GW superando, sempre in termini di potenza, di ben oltre il 50% la potenza installata cumulata degli impianti da fonte nucleare. “Opportunità nei prossimi 10 anni si avranno nella cogenerazione industriale – ha detto il consigliere di TerniEnergia – e nell’efficienza energetica, con investimenti previsti per 180 miliardi di euro in direzione della low carbon economy”.

Stefano Viali ha delineato i tratti delle nuove tendenze nel settore della circular economy, che prevede il recupero e il riutilizzo delle risorse, che da scarti vengono trasformate in materia per nuovi processi produttivi. Il responsabile dell’attività ambientale di TerniEnergia ha evidenziato i casi di tre impianti gestiti dalla società umbra: l’impianto di biodigestione e compostaggio inaugurato di recente a Nera Montoro, che recupera materia ed energia dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, l’innovativo pirogassificatore a biomasse (legno vergine) di Borgosesia che entrerà in funzione entro la fine del 2012 e, infine, l’impianto per il recupero di gomma e acciaio dal trattamento meccanico degli pneumatici fuori uso, che TerniEnergia si prepara a replicare nel nord Italia.
Questi sviluppi possibili e attesi vedono TerniEnergia impegnata, come hanno spiegato Fabrizio Venturi e Filippo Calisti, con il nuovo “Piano industriale baseline 3.0” in una evoluzione di identità e attività incentrata della Società che nella terza fase di sviluppo dopo lo start-up e l’espansione sostenuta dagli incentivi governativi come Green Company integrata, multitecnologia e multifunzione. TerniEnergia punta inoltre sull’internazionalizzazione in 3 continenti (Europa, Africa del Sud e India) attraverso 3 business unit: la produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, biomasse, rifiuti), la realizzazione, a costi competitivi, di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, di cogenerazione e di efficienza energetica, l’offerta di soluzioni integrate per l’impiego di risorse marginali attraverso il loro recupero economico e la trasformazione in nuovi utilizzi o riconversione in energia. TerniEnergia intende cogliere le opportunità offerte da questi settori con investimenti in corso per 34 milioni di euro e ulteriori investimenti nel 2013 per 20 milioni di euro. I ricavi sono previsti pari a 90 milioni di euro nel 2013, 116 milioni di euro nel 2014 e 143 milioni di euro nel 2015.

Il settore dello sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nel settore green è invece presidiato da Italeaf, la nuova start upper company del Gruppo T.E.R.N.I. Research che parte con un capitale sociale di 15 milioni di euro e l’obiettivo ambizioso di sostenere lo sviluppo, la crescita e l’exit di 50 iniziative produttive nel settore cleantech, della circular economy, della sostenibilità nei prossimi 24 mesi.

Italeaf combina nel suo nome il concetto di “Made in Italy” e quello di “foglia”, elemento distintivo della sostenibilità e della capacità rigenerativa e di circolazione della linfa vitale creativa, ha spiegato Federico Zacaglioni. Italeaf persegue una nuova via industriale italiana per l’imprenditoria diffusa, capace di coniugare sviluppo locale e mercato globale in modi nuovi e imperniato sull’economia low carbon. Un obiettivo inseguito risalendo la filiera a monte, dove viene generato il “seed”, il seme dell’innovazione.

“Italeaf è un catalizzatore di creatività, idee e nuovi talenti e un luogo di circolazione dell’innovazione, che accompagna l’iniziativa per metterla nelle condizioni di esprimere il massimo della qualità e delle potenzialità – ha concluso il responsabile dello sviluppo del progetto -. Al tempo stesso, è un catalizzatore anche per consulenti e investitori che intendono evitare dispersioni, misurare i risultati, concentrare tempo e risorse. Italeaf seleziona progetti ad alto potenziale, promuovendo il matching tra startup alla ricerca del capitale necessario all’avvio (seed capital) e potenziali investitori. Italeaf parte già con l’idea di poter replicare in altre regioni il polo dell’industria green realizzato da T.E.R.N.I. Research in Umbria, contaminando la visione imprenditoriale tradizionale con saperi manageriali e tecnologici radicati nella specificità nazionale e all’altezza dell’era digitale”.

Durante il convegno è stata annunciata la firma di un protocollo d’intesa per la partnership tra Italeaf, che promuoverà attività industriali, e VedoGreen, che sosterrà il progetto con azioni finalizzate alla creazione di opportunità finanziarie.

I professori Roberto Spagnolo e Barbara Coppetti, della Scuola di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, hanno presentato il Programma di Ricerca finalizzato al disegno di un masterplan strate¬gico, inteso come progetto di rigenerazione architettonica e ambientale dell’area produttiva di Nera Montoro in cui il Gruppo T.E.R.N.I. Research ha stabilito il suo headquarter e in cui sta realizzando il Polo italiano dell’Industria green.

“Il caso di rigenerazione di Nera Montoro è un unicum europeo – hanno illustrato i professori Spagnolo e Coppetti del Politecnico di Milano, autori dello studio -. L’azienda non ha ripudiato una solida e pesante eredità industriale per trasformare i suoi impianti produttivi in aree fabbricabili e shopping mall, ma ha ridotto le sue ciminiere a icone dell’industria del passato, e chiede oggi, per i suoi impianti in disuso e i vecchi stabilimenti, di puntare sulla ricerca, sull’ambiente, sulla relazione con la natura e sul miglior impiego delle risorse del territorio. Punta su una industria verde, smart o intelligente. Questo significa credere che sia possibile diffondere i saperi concentrati nei laboratori di ricerca e nelle università, nel territorio e nei nostri paesaggi, attraverso la relazione tra l’architettura e una azienda all’avanguardia che intende aggiornarsi”.
Il lavoro sarà al centro di una mostra nazionale che sarà inaugurata il prossimo 27 Ottobre a Narni (TR) nella location dell’Auditorium di San Domenico.

A chiudere la giornata di lavori il report sul settore cleantech e sulle operazioni di fusione e acquisizione curata da EnVent Independent Financial Advisor, secondo il quale nel primo semestre 2012 l’andamento tendenziale dell’M&A appare ancora in crescita: sono infatti state effettuate 128 nuove operazioni per un controvalore di 28,6 USD Bn.

“L’attività di fusioni e acquisizioni (M&A) nel Cleantech a livello globale dal 2006 è cresciuta in valore del 16% annuo sino a circa 42 USD e in numero del 9% annuo sino a circa 400 operazioni nel 2011- ha aggiunto Franco Gaudenti, managing partner di EnVent -; anche nel 1H2012 le operazioni di acquisizione effettuate risultano in progresso in numero e valore. Per contro in Europa, che ha conosciuto una intensa attività di M&A nel 2011, si assiste a un rallentamento delle operazioni concluse nella prima metà del 2012. La maturazione industriale sta infatti determinando una crescente attività di M&A anche con ricorso al mercato dei capitali primario e secondario, a conferma della crescente attrattività del settore per gli investitori”.